Halloween a scuola: trasformare una ricorrenza in un'occasione didattica
Halloween a scuola: trasformare una ricorrenza in un'occasione didattica
Come molti dei miei contatti sanno, non ho mai fatto mistero del fatto che Halloween non mi piaccia. Non è una festa che mi diverte, così come il Carnevale mi lascia sostanzialmente indifferente. Rispetto, naturalmente, chi ama queste ricorrenze e sceglie di festeggiarle: ognuno è libero di divertirsi come preferisce.
A scuola, però, Halloween arriva puntualmente ogni anno. I bambini ne parlano, chiedono che cosa faremo, gli ambienti si decorano. Negli anni ho imparato a cercare una strada diversa: non necessariamente aderire alla festa, ma trasformarla in un'occasione per proporre attività dotate di un significato didattico.
Le regioni della paura
Nelle classi quinte lavoro abitualmente sulla rappresentazione a mano libera delle carte geografiche. Dall'anno scorso, in questo contesto, ho introdotto un progetto che ho chiamato Le regioni della paura: i bambini progettano una carta geografica immaginaria, scegliendo colori e nomi per montagne, colline, pianure, mari, golfi, fiumi, laghi e città. I nomi devono richiamare qualcosa che provoca paura, disgusto o repulsione.
La costruzione di un territorio fantastico diventa così un'occasione per esercitare l'immaginazione, la capacità progettuale e l'attenzione ai dettagli, dando forma a sensazioni ed emozioni personali.
Le sfumature della paura
Quest'anno ho avviato fin dalle classi terze un percorso dedicato alle sfumature. Da qui è nata l'idea di lavorare sulle sfumature della paura: ho chiesto ai bambini di pensare prima a qualcosa che susciti in loro queste sensazioni, di immaginare l'espressione del proprio volto e di provare a rappresentarla. Il lavoro sulle sfumature permette poi di collegare la scelta del colore all'espressione immaginata, attraverso un esercizio che richiede attenzione, gradualità e controllo del gesto.
Trasformare un'occasione in un'esperienza di apprendimento
Non ho cambiato idea su Halloween: continua a non piacermi. Ho però imparato che, nel lavoro educativo, non tutto deve necessariamente piacerci per diventare uno spunto utile. Il compito dell'insegnante è anche saper leggere ciò che accade intorno ai bambini e individuare occasioni per sviluppare competenze, curiosità e pensiero.
Perché, in fondo, la questione non è soltanto che cosa disegniamo a scuola, ma che cosa chiediamo ai bambini di pensare mentre disegnano.
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