Body percussion alla primaria: sì, ma non da sola
Body percussion alla primaria: sì, ma non da sola
Uno strumento prezioso che, da solo, non basta a fare musica.
Di Daniele Pasini · www.metodomusicarte.com
Entra in quasi tutte le classi di scuola primaria: battiti di mani, schiocchi di dita, piedi che segnano il tempo. La body percussion è ovunque, e c'è un motivo. Ma è davvero la musica che i bambini meritano? La mia risposta è onesta: è una parte preziosa, non il tutto.
Quello che la body percussion fa bene
Partiamo dal valore, che è reale. Il ritmo passa anche per il corpo, e i giochi di imitazione ritmica allenano competenze importanti:
- coordinazione, schema corporeo e lateralità;
- ascolto e attenzione (si imita solo ciò che si è ascoltato bene);
- il senso della pulsazione e del gesto ritmico condiviso.
Su questo non ho dubbi: il ritmo con il corpo merita un posto in classe.
Il gusto di fare ritmo con il materiale di recupero
C'è un modo di fare ritmo che amo in modo particolare: usare il materiale di recupero. Buste dell'umido, cartone, fogli di carta, bicchieri e cucchiaini di plastica diventano strumenti. Si strappa, si piega, si percuote, si sfiora: ogni gesto ha un suono diverso.
Non è un ripiego, è una scelta. Imparare a divertirsi con quasi niente avvicina i bambini a una forma di genialità creativa — quella di chi sa arrangiarsi con ciò che ha — ed è anche educazione civica e ambientale concreta: prima di buttare un foglio, lo si trasforma in musica. C'è gusto, in questo. E i bambini lo sentono.
Il grande assente: il metronomo
Qui arrivo a una cosa che dico senza giri di parole: la gran parte dei tutorial di ritmo che si trovano in rete mi lascia insoddisfatto. Insegnano a ripetere sequenze di battiti, ma dimenticano quasi sempre la cosa più importante — il metronomo.
Il metronomo è il righello del tempo: uno strumento di misura, esattamente come il righello misura le lunghezze, che conta i battiti regolari in un minuto. È uno di quegli strumenti di misura di cui alla scuola primaria non si parla quasi mai, eppure è ciò che dà senso al ritmo: senza una pulsazione stabile da misurare, battere le mani resta un gesto scollegato. Con il metronomo, invece, il ritmo diventa misurabile, condivisibile, verificabile.
Fare ritmo senza il metronomo è come disegnare senza righello: si può, ma manca lo strumento che rende tutto preciso.
Dove nasce il problema
Il problema, dunque, non è la body percussion in sé. È quando diventa l'unica cosa che si fa a scuola sotto il nome di "musica", senza la misura del tempo e senza mai arrivare a ciò che dovrebbe essere il cuore dell'educazione musicale alla primaria: l'alfabetizzazione, cioè imparare a leggere le note e a orientarsi sulla tastiera.
Il rischio è che per un bambino "musica" finisca per significare soltanto battere le mani a tempo, mentre il linguaggio musicale vero e proprio — quello che si legge e si scrive — resta sconosciuto.
Non "o l'una o l'altra", ma tutte e due
La mia posizione non è contro il corpo e a favore dello spartito. È: ritmo col corpo e alfabetizzazione, tenuti insieme dalla misura del metronomo. Il ritmo prepara il terreno; ma poi bisogna arrivare a leggere e a suonare, perché la musica è un linguaggio, esattamente come le lettere e i numeri.
Un bambino prima parla e poi impara a leggere: nessuno si fermerebbe al parlato, rinunciando alla lettura. In musica dovrebbe valere lo stesso. La body percussion apre la porta; attraversarla significa conoscere il metronomo, le note, lo spartito, la tastiera.
È una direzione che si ritrova in linea con le nuove Indicazioni Nazionali, che alla primaria chiedono sì il ritmo e il movimento, ma anche il riconoscimento e l'uso dei simboli della notazione musicale.
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